Noi e le nostre terre / Giulio Bonivento > Trieste

Galleria FIAF 
Sala Mostre Fenice, Trieste

dal 20 febbraio 2019 al 15 marzo 2019

Galleria FIAF “Sala Mostre Fenice”,  Galleria Fenice, 2 –Trieste (TS) – direttore Fulvio Merlak – cell 3470891530 –

Noi e le nostre terre, di Giulio Bonivento

Giulio Bonivento

Le nostre sono terre di confine, di mare e di collina. Terre che in tempi recenti hanno conosciuto pace e guerra, ricchezza e carestia, serenità e terrore.
Difficile dire chi siamo noi e chi sono gli altri, difficile dire quali sono le nostre terre e quali no. Molte contraddizioni ed estremismi oscurano la risposta, che forse si può trovare solo nelle storie di uomini e famiglie comuni che abitano queste terre e sono testimoni degli avvenimenti che hanno caratterizzato, anche drammaticamente, la storia di questi luoghi.
Tema difficile da svolgere per il rischio di restare superficiali e sovrapporre gli aspetti giornalistici a quelli, emotivi e spirituali, che hanno realmente plasmato la memoria; tema da affrontare in tempi lenti, cercando le occasioni di incontro senza prendere partito, realizzando un contatto affettuoso con tutti gli attori. I due lavori presentati in questa mostra hanno radici lontane, negli anni sessanta, quando, con un certo disordine e nello spirito della “fotografia impegnata”, ho cominciato a documentare la vita in città e nelle sue periferie. Erano gli anni della cortina di ferro, con il porto in decadenza e le industrie locali asfissiate da un confine ancora politicamente incerto. Ma anche della nuova e vivace contestazione giovanile e dei grandi scioperi popolari, che hanno caratterizzato il ‘68 in tutta Europa.
Da queste radici, con lo stesso spirito attento alle persone comuni, è seguita l’esplorazione dell’altipiano carsico e, da quest’ultimo anno, della vicina Istria. I due lavori presentati in mostra, “La casa di Lidia” e “Vite sottili”, fanno parte di questi ultimi due cicli.
“La casa di Lidia”: è un lavoro iniziato nel 2012 e non ancora esaurito. Lidia, signora ultraottantenne, vive in una grande casa contadina di un piccolo paese del Carso Triestino. È il suo regno, costruito dal nulla in anni di duro lavoro insieme al marito. Ormai Lidia è rimasta sola. Lui non c’è più, e il legame con la casa, con la vita passata, è diventato ancora più forte: “Guai se dopo di me i miei figli dovessero vendere questa casa, comperata e risanata con sforzi continui da noi genitori. All’inizio non avevamo nulla, ed eravamo miracolosamente sopravvissuti alla ferocia della guerra. L’abbiamo vissuta riempiendola ogni giorno dei ricordi, belli o tragici, della nostra vita. Lei è noi, noi siamo lei”.
“La vita sottile”: I paesi e le città, come gli uomini, in un solo attimo passano dal benessere all’indigenza, dalla notorietà all’oblio, dalla vita alla morte, e diventano fantasmi. Questo è avvenuto a molti paesi dell’Istria alla fine seconda guerra mondiale. L’“Esodo Istriano” ha interessato circa 250.000 persone, costrette a scappare dalle loro case per evitare le vendette della guerra perduta. Private di ogni bene, si sono difese fuggendo, piante senza radice costrette a vivere per molti anni nei campi profughi. Fu un dramma epico, spaesante. La morte civile. Solo pochi Italiani rimasero in quelle terre e continuarono ad abitare le loro case; forse disposti a tutto per non rinunciare alla sola vita che conoscevano, o per motivi ideologici, o, piuttosto, per non morire di crepacuore. Vite sottili, in tono minore, vissute nelle pieghe della storia senza apparire per poter difendere la propria sopravvivenza. Libero e Ive, i due fratelli protagonisti del portfolio, fanno parte di queste vite sottili, che hanno fermato il tempo e mantenuto in semplicità le tradizioni dei luoghi, adattandosi a vivere nel loro grosso paese, ridotto dal tempo ad una piccola, nobile, rovina.