L’effimero e l’eterno, AAVV > Perugia

Galleria FIAF
Museo Civico di Palazzo della Penna – Perugia

dall’8 al 30 giugno 2019

Galleria FIAF “Museo Civico di Palazzo della Penna”, Via Prospero Podiani, 11 – 06121 Perugia PG – Direttore Marco Nicolini – info@marconicolini.it

L’Effimero e l’eterno, Collettiva dei Laboratori di fotografia FIAF dell’Umbria

L’Effimero e l’Eterno è il tema lanciato nel 2019 dal Dipartimento Cultura della FIAF, raccolto e sviluppato all’interno dei tre LAB tematici FIAF Umbria 050, 055 e 060, coordinati rispettivamente da Claudia Ioan e Massimiliano Tuveri, Nadia Cianelli e Vinicio Drappo, Roberto Pileri, il cui risultato è raccolto in questa mostra collettiva rappresentativa della Regione.

Il tema ha prodotto riflessioni di grande spessore per gli autori umbri, con inevitabili risvolti letterari, filosofici, religiosi e artistici. In lessicografia, ad esempio, l’Effimero e l’Eterno rappresentano una “collocazione”: una combinazione sintetica e privilegiata di due parole consolidata dall’uso. Insieme, i due termini spiegano immediatamente e meglio concetti che richiederebbero spiegazioni ampie, favorendo la comunicazione. Il grande potere evocativo del tema deriva anche dalla loro sintesi. L’effimero e l’eterno ci accompagnano infatti ovunque, in un binomio inscindibile che innesca considerazioni – e sollecitazioni psicologiche – profonde. Emily Dickinson, nel suo componimento n° 690, scriveva di un “sempre”, o un “per sempre”, che si compone di infiniti attimi di presente, in una dimensione di tempo dilatato che travalica qualsiasi orizzonte individuale. La letteratura, come la fotografia, ben illustra come il tempo dell’istante si sommi a tutti gli altri senza soluzione di continuità, illimitatamente, formando un eterno scomponibile in microscopiche – caduche – variabili individuali fuse nel loro fluire inevitabile. Ciò che è umano è sicuramente di passaggio, e la vita umana è fatta anche di dettagli impermanenti, che la definiscono come esperienza assolutamente individuale, all’interno di uno schema di vita comune a tutti. Nulla di umano sulla terra sembra essere risparmiato, neppure i manufatti dell’uomo, neppure ciò che attraversa saldamente i secoli: tutto è esposto al rischio di sparizione. Eppure è molto umano sperare in qualcosa di superiore (per alcuni, la fede, per altri l’universo), o che almeno esista qualcosa che perduri, sfidando il tempo e vincendo. Come l’arte. Come la fotografia. Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura, sarà sicuramente d’accordo: scrittura e fotografia assolvono al medesimo compito, e cioè realizzare mediante una mano mortale quella vendetta contro il tempo che passa e che condanna tutto a svanire. Il transitorio viene fissato in forma d’arte. Ed è naturale allora volgere la mente all’infinito cercandone le tracce anche in terra, anche in ciò che è apparentemente minimo.

Dal materiale all’immateriale, dalla fotografia analogica a quella digitale, dalla fotografia concettuale alla fotografia documentaria: l’indagine umbra del tema ha spaziato notevolmente, ricercando declinazioni e mezzi di espressione personali, realizzando rappresentazioni variegate di ciò che è transitorio nel nostro mondo e merita di essere fissato, e di ciò che perdura sfidando il tempo. Che poi è l’essenza stessa della fotografia, la quale incarna per natura la coppia effimero-eterno, assurgendo anche, quasi, a metalinguaggio.

Testo di Claudia Ioan